Il sistema migliore per imparare a filare la lana (e anche le altre
fibre) è proprio quello di osservare qualcuno mentre fila. Spesso si
trovano filatrici nei presepi viventi o nelle manifestazioni che hanno
per tema il Medioevo.
Probabilmente già in quell'occasione le filatrici saranno felici di
insegnare i pochi movimenti necessari per la formazione del filo di
lana.
All'inizio non sarà facilissimo per chi non ha mai provato prima.
L'agitazione è una pessima compagna di chi vuole filare la lana. Ma in
seguito si prende tutto con più calma e il filo -bello, regolare, senza
pericolosi assottigliamenti- esce dalle dita e va a raccogliersi sul
rocchetto o sul fuso.
A quel punto è fatta: la filatura diventa un mezzo per rilassarsi, per
sprigionare la propria creatività e, perché no, per risparmiare e
indossare capi veramente unici. Questo dipenderà soltanto da noi.
Filare con il fuso
Il metodo più antico, e anche più comodo e
facile, è quello con il fuso. E' antico perché risale a migliaia di
anni fa. E' comodo, poco ingombrante, facilmente trasportabile in una
borsa. E' facile, sì molto facile perché non esiste un solo modo di
usare il fuso.
Prima di arrivare alla tecnica classica del fuso che girando
vorticosamente trascina giù il filo col suo peso, si può incominciare
appoggiandosi a un supporto (tavolo, scodellina, pavimento).
L'importante è non lasciare mai il fuso appeso alle fibre prima
che siano state ritorte, né si deve permettere che, ruotando
in senso inverso a quello di filatura, faccia aprire le fibre già
filate, rompendo così il filo. Ma anche questo non è un problema: si fa una
giunta e si riparte.
Un'altra cosa è importante: la rotazione del fuso può avere due
direzioni. Quella oraria dà luogo alla formazione di un filo Z, quella
antioraria produce un filo S (le due lettere sono state scelte perché
nella loro forma indicano visivamente la direzione della torsione).
Normalmente si fila il singolo capo in direzione oraria. Il filato da
utilizzare per l'eventuale lavoro a maglia si ottiene riunendo 2, 3 o 4
singoli capi Z e facendo ruotare il fuso in direzione antioraria. Il
filato finale sarà così di tipo S.
E' il momento, a questo punto, di vedere un filmato che è più
esplicativo di tutte le parole del mondo.
E ora i movimenti.
1) Giunta
Prima di tutto bisogna fissare e avvolgere sul fuso e sul gancetto
dell'astina un filo di avvio.
Poi si tiene un po di fibra ben cardata in una mano (per esempio la
destra) e con l'altra mano (sinistra) se ne tira fuori un ciuffetto,
senza però dividerlo completamente dalla massa che sta nella mano
destra.
Si appoggia il ciuffetto alla parte terminale del filo di avvio e si
tiene il tutto ben fermo fra il pollice e l'indice destri tenendo il
filo teso verso l'alto. Con la sinistra si fa partire la rotazione del
fuso. Questo può rimanere appoggiato su un supporto come una trottola
per facilitare l'operazione.
Quando la torsione è sufficiente si stringe il punto di giunta fra il
pollice e l'indice della mano sinistra e la destra si sposta un po' più
indietro verso la massa di fibre. Se se tira fuori una piccola quantità tirando pian piano con la sinistra,
in modo da formare una specie di stoppino. A questo punto si allenta la
mano sinistra e la torsione procurata dalla rotazione del fuso si
distribuisce anche sulla piccola quantità di fibre a forma di stoppino.
E' l'inizio del filo che però è ancora un po' debole. Per evitare che
si rompa, si posso ripetere questi movimenti di
rotazione-estrazione-torcitura fino a quando il punto di giunta non sarà completamente avvolto sul fuso e il filo ben ritorto.
2) Filatura
Quando il filo sarà ben formato si continuerà a
a- far girare il fuso con la sinistra
b- estrarre un po' di fibra
c- far passare la torsione
d- spostarsi un po' verso la massa di fibre
e- poi daccapo finché il fuso non arriva al pavimento.
A questo punto si avvolge il filo sul fuso e si riparte da "a".
Quando il fuso è pieno si scarica formando un gomitolo.
3) Binatura
Quando si hanno 2, 3 o 4 gomitoli si possono binare i singoli capi per
formare un filato a 2, 3 o 4 capi.
Si mettono i gomitoli in recipienti singoli (per esempio vasi di
terracotta rovesciati, utilizzando il buco di drenaggio per il
passaggio del filo), si riuniscono i fili annodandoli al filo di avvio
e poi si mette in rotazione il fuso come per filare, cambiando
però la direzione.
Con questa operazione il filato non solo guadagnerà in consistenza e
resistenza, ma sarà anche più soffice.
Finita la binatura si formerà una matassa.
Con il lavaggio la lana prenderà il suo fantastico aspetto finale,
pronta per essere tinta o lavorata al naturale.